PRODUZIONE

SI tratta di una spezia estremamente pregiata sia per l’esiguità della produzione sia per l’enorme dispendio di lavoro per la sua coltivazione:

si pensi che per produrre un chilo di zafferano occorrono duecentomila fiori, piantati su del terreno, che poi dovrà essere ruotato e coltivato a maggese per quattro o cinque anni. Da ogni fiore si ricavano solo 3 stigmi (o pistilli), e devono essere raccolti all’alba quando ancora la rugiada li bagna.

Da qui in poi il procedimento di trasformazione e confezionamento unisce sapienza antica e tecnologia contemporanea: la fragilità e la volatilità del prodotto, uniti al rilevante costo (anche di piccole quantità), impone l’allestimento di laboratori e macchinari di precisione farmaceutica.

Lo zafferano infatti, essiccato dal produttore, deve essere parzialmente reidratato e di nuovo asciugato per consentire una corretta molitura quando è in polvere e un corretto trattamento nel caso dei pistilli. Il valore specifico dunque impone un assoluto rigore nella selezione prima e nella lavorazione poi del prodotto, valutato sia in termini analitici che organolettici non solo dagli esperti dell’ azienda Mallamaci, ma anche da utilizzatori di pregio, come cuochi e Chef di fama internazionale.

INNOVATIVA MECCANIZZAZIONE

L’azienda Mallamaci è sempre alla ricerca di novità, con un programma di importanti automazioni di processo, necessarie a garantire competitività nei confronti di altre aziende “Made in Italy”

LAVORAZIONE

l’esiguità della produzione di zafferano impone un delicato lavoro di selezione della materia prima.

La lunga esperienza e l’enorme bagaglio di conoscenze consente agli operatori dell’azienda Mallamaci, di identificare la spezia della giusta aromaticità, bilanciando le principali caratteristiche per offrire al consumatore un prodotto affidabile oltre che sicuro.

Lo zafferano infatti è sottoposto a innumerevoli controlli anche analitici presso enti terzi,
sia per il prodotto tradizionale che per le linee “bio”, certificate.